Anno 2006-2007
INTERVISTA ALLA SIGNORA TIZIANA BONETTO
Ex operaia dello Stabilimento di Cortemilia

- Qual è il suo nome?
Tiziana Bonetto.
Sono nata 48 anni fa, in un paesino piccolo vicino ad Alba, sono vissuta in questo paese.
All’età di 15 anni ho iniziato la mia esperienza con la Vestebene Miroglio.
Ho lavorato dal 1973 al 1983.
- Quando e dove ha lavorato nella Vestebene Miroglio?
Ho iniziato nel maggio del 1973, nel Vestebene di Cortemilia.
- Quale lavoro svolgeva?
Ho cominciato come operaia, e ho lavorato con le macchine da cucire, arrivavano dei capi di tessuti tagliati da un altro reparto, messi in confezioni da 20-30 pezzi per uno, e ognuna di noi aveva un lavoro specifico da fare. Io cucivo a macchina quindi facevo dei modelli, allora si facevano solo gonne e facevo il motivo della gonna quella che poteva essere una pieghina, cucire la piega centrale, dei disegni o dei motivi particolari.
- Aveva un contratto a tempo indeterminato o stagionale?
Avevo un contratto a tempo indeterminato, sono stata subito assunta con qualche giorno di prova e poi immediatamente mi hanno passato a tempo indeterminato.
- In quale reparto lavorava?
Ero nel reparto modelli dove praticamente parte l’inizio della gonna; prima di tutto si dà il modello alla gonna e poi dopo partono tutti gli altri lavori di seguito: dai fianchi, attaccare le lampo, fare l’orlo e attaccare i bottoni.
-A quanto ammontava lo stipendio?
Allora, nel 1973 il primo stipendio che ho avuto, la prima busta paga, era di 103.000 lire. Poi, man mano siamo passati a 130.000 lire, il secondo mese. Fino ad arrivare, dopo un anno, a 250.000 lire e poi a 300.000. Dopo 10 anni ero arrivata a 700.000 lire (730.000, 750.000 lire).
- Quante ore di lavoro faceva al giorno? Faceva dei turni?
L'orario era dal mattino alle 8:00 fino alle 17:00 e avevamo un’ora di pausa dalle 12:00 alle 13:00, andavamo in mensa e poi continuavamo il nostro lavoro fino alle 5:00 del pomeriggio e poi tutti a casa.
- Com’era l’ambiente di lavoro? C’era rumore? Com’era la qualità dell’aria? Era riscaldato adeguatamente?
Be’, un po’ di rumore c’era, perché dovete calcolare che, praticamente, era un grosso capannone, eravamo tutti allo stesso piano ed era diviso in reparti che poi erano su una sola grande camera. Quindi c’era rumore, era quello delle macchine del taglio a cui arrivavano materassi di tessuti con un modello sopra e c’era una taglierina, una lama che andava velocemente e tagliava il modello, quindi faceva tanto rumore. Poi passava in un forno e, poiché non si sfilacciasse la roba, davano una colla particolare intorno, poi ripassava in un forno e riasciugava la colla, tornava fuori dal forno e arrivava a noi. Si partiva poi con la macchina da cucire che doveva essere apposta per fare l’orlo, per fare i fianchi, per cucire il modello….C’era rumore per ogni cosa, non era un rumore madornale ma era, insomma, abbastanza rumoroso.
Sì, era riscaldato adeguatamente, non era molto raffreddato d’estate… L’aria era molto calda anche quando lavoravamo, faceva caldo… D’inverno non avevamo freddo, era riscaldato con delle apparecchiature centralizzate; non pativamo il freddo, pativamo più il caldo.
- Doveva indossare una divisa o un abbigliamento particolare?
Sì, un camice azzurro. Dopo esserci cambiate, andavamo a bollare il cartellino.
- Quanti erano gli operai del suo reparto?
In totale 140, nello stabilimento. Dov’ero io eravamo una trentina…a suddividerci negli altri reparti, perché in trenta facevamo il modello della gonna, trenta facevano i fianchi, trenta attaccavano i bottoni e così via, fino alla stiratura finale e alla etichettatura.
- C’era un caporeparto?
Sì, in ogni reparto. C’era un signore che interveniva in caso di disagio; ad esempio per la rottura di una macchina.
Tutti i disagi venivano segnati su un foglietto e ti aiutava nel lavoro.
- Era possibile fare delle pause?
Eravamo a cottimo, adesso non esiste più. Per prendere una pausa o bere un caffè, dopo dovevi fermarti di più sul lavoro per recuperare il tempo perso. Ogni reparto riceveva un mazzo di gonne con dei fogli tratteggiati in piccoli pezzi , perché sul primo c’era scritto “Cucitura motivo” e il tempo in cui dovevi fare il lavoro, ad esempio:” Devi farlo in dieci minuti”.
Prima di eseguire il lavoro, uno doveva prendere questo foglio e metterlo nel taschino e, dietro, metterci il tuo numero della bollatrice. Io avevo il 24. Se facevo male il lavoro, in automatico mi tornava indietro e lo rifacevo, ma non mi veniva pagato il tempo perso, perché avevo fatto male il lavoro. Dato che era il mio lavoro, dovevo farlo bene in base ai minuti dati scritti nel bollino per l'operazione da compiere. Ad esempio 50 secondi per fare una gonna ,35 secondi per fare due pieghine, per fare un orlo e per attaccare un bottone 4 secondi ogni capo. La sera, a fine capo, tiravo fuori tutti i bigliettini che sommavo in un giorno di lavoro. La somma dei minuti di otto ore di lavoro doveva essere 480, se non si raggiungeva l'obiettivo, venivi chiamato in ufficio.
- Com’erano i rapporti con i colleghi?
I rapporti con i colleghi erano buoni, c’era gente di vent’anni e signore più vecchie. I più grandi insegnavano ai più giovani per fargli fare meglio il lavoro.
- Com’erano i rapporti con i superiori?
I rapporti con i superiori erano buoni, avevano delle discordie quando un’operaia riusciva a fare in meno tempo un lavoro.
Se una faceva il lavoro più in fretta di un'altra, dopo dei giorni veniva un cronometrista, eravamo obbligate a fare bene il lavoro e in un tempo stabilito.
- Avevate rapporti con i dirigenti?
Non avevamo rapporti con i dirigenti, perché erano ad Alba.
- C’erano dei rappresentanti sindacali per difendere i diritti dei lavoratori?
I primi tre anni in cui ho lavorato non si aveva tutela, solo dal terzo anno avemmo i sindacati, CGL, CISL e UIL.
Venivano settimanalmente, facevano assemblee, portavano il pensiero degli operai ai dirigenti.
Nel momento in cui il sindacato non c’era e doveva essere inserito, eravamo in dieci o dodici ragazze che potevano seguirlo. Allora mi hanno contattato ed ho fatto una riunione o due per capire come fare ad introdurlo. Erano i tempi in cui il sindacato non era ben visto dal datore di lavoro, specialmente in un paesino come Cortemilia. All’inizio non era molto ben visto dall’azienda, ma noi abbiamo cominciato con un’assemblea sindacale a cui hanno partecipato solo dieci o dodici di quelle che avevano paura a farsi vedere dal padrone. Tante avrebbero aderito, ma mancava loro il coraggio. Erano, però dalla nostra parte. In occasione del rinnovo del contratto si faceva sciopero..alcune andavano a casa senza partecipare direttamente allo sciopero…Non ci sono stati grossi problemi.
Le prime assemblee furono fatte nel ’77, ‘78, ‘79, ’80… A Cortemilia erano i primi sindacati perché le altre aziende erano tutte più piccole e quindi senza rappresentanti.
- Quanti giorni di ferie aveva?
I giorni di vacanze erano trenta, solo ad agosto: anche le festività, con un motivo.
- Era possibile avere dei permessi per seguire la famiglia o i figli?
Non lo ricordo bene, perché non avevo famiglia. Le mie colleghe che avevano particolari esigenze, parlavano con il caporeparto che di solito le accontentava.
Anche se nevicava o pioveva, lasciavano entrare i ritardatari.
- Era possibile ricoprire ruoli diversi o progredire nella carriera?
Chi entrava operaio rimaneva operaio; il capo reparto era solo un lavoratore con molta esperienza.
Un capo reparto doveva risolvere i problemi senza chiedere sempre al capo di Alba cosa si doveva o non si doveva fare.
- L’azienda curava la formazione del personale? Organizzava corsi di specializzazione?
Per diventare operaio non si doveva fare alcun corso preparatorio.
- Ha dei brutti ricordi legati al lavoro?
No, brutti no. Ho sempre lavorato e mi sono anche divertita con le colleghe: spesso si scherzava nei momenti di pausa. Ricordo piacevolmente quel periodo.
- Ha assistito ad incidenti sul lavoro?
Non capitavano incidenti mortali: poteva solo succedere che un’operaia si bucasse un dito con la macchina da cucire.
-Per quale motivo ha smesso di lavorare presso l’azienda?
Ho smesso perché volevo continuare gli studi.
- Perché ha deciso di andare a lavorare alla Miroglio?
E’ stata mia mamma a spingermi. Mi ha detto:”O studi, o lavori..”
- Com’era il morale degli operai?
Non era male: era la prima fabbrica in zona e lo stipendio era buono. L’alternativa era la campagna dove il lavoro era più faticoso.
-Quando recuperava le pause che faceva?
Si poteva anche fare la pausa sigaretta, andare in bagno e prendere il caffé. Nel giro di otto ore si poteva fare una pausa, due volte al mattino e due volte al pomeriggio. Si recuperava il tempo perso restando 10-15 minuti in più al pomeriggio, potevi ricevere un aiuto oppure non recuperare il tempo perso. Si poteva decidere di cucire il vestito che ti piaceva di più. Si poteva recuperare il tempo perso con capi cuciti in minor tempo.
Le gonne ancora da finire arrivavano da destra, si cucivano e si mettevano a sinistra. C’era una persona che portava i vestiti, chiamata “la bambina”, che portava il capo da un’operaia all’altra per procedere nel lavoro, attaccando, per esempio, i bottoni…fare i fianchi… lei cercava di suddividere il lavoro equamente, cioè dare del lavoro un po’ più facile due ore….poi lo passava ad un’altra in modo che tutti raggiungessero l’obiettivo.
-Qual è stato il tempo massimo che ha avuto per cucire una gonna?
Il vestito più difficile da cucire aveva 24 pieghe, bisognava cucirle in un minuto e ottanta secondi.
- C’erano norme di protezione? C’era pericolo?
Il pericolo non c’era, perché i tessuti erano già tinti e nessuno aveva problemi di allergia ai colori.Il taglio veniva effettuato da una macchina apposita, evitando di mettere in pericolo i lavoratori, e inoltre c’erano delle protezioni.
I modelli andavano a taglie,le taglie andavano dalla 42 alla 48.
Un altro pericolo era quello di pungersi durante la cucitura della cerniera- lampo.
- C’erano piani di evacuazione per i casi di pericolo?
In caso di incendio o terremoto a quel tempo non esistevano piani di evacuazione.
- Quanti passaggi facevano i tessuti?
Il tessuto arrivava in pezzi su un tavolo lungo 100-150 m, veniva messo sopra il modello.
Parasil, una colla, veniva spruzzata intorno alla stoffa che veniva tagliata e messa in forno.
La stoffa veniva divisa in 20-30 pezzi, legati con una corda e poi andava alle operaie, da chi faceva il modello, i fianchi, il motivo…. si cuciva la lampo e si faceva l’orlo, si attaccavano i bottoni e in fine si stirava.
Tutto era etichettato e collaudato, infine veniva messo su un carrello e portato direttamente su un camion. In quello stabilimento venivano fatte solo gonne.
Progetto “Storia dell’industria del Nord/ovest dal 1850 ai giorni nostri”
“Dal fare al gestire: la ditta Miroglio Tessile”
Modello di intervista elaborato con gli alunni
1) Quando e dove ha lavorato presso l’azienda Miroglio?
2) Quale lavoro svolgeva/svolge?
3) Aveva un contratto a tempo indeterminato o stagionale?
4) (Se operaio) In quale reparto lavora/ rava?
5) A quanto ammontava lo stipendio?
6) Quante ore di lavoro effettuava al giorno? Faceva dei turni?
7) Com’era l’ambiente di lavoro? C’era rumore? Com’era la qualità dell’aria? Era riscaldato adeguatamente?
8) Doveva indossare una divisa o un abbigliamento particolare?
9) Quanti erano gli operai del suo reparto?
10) C’era un caporeparto?
11) Era possibile fare delle pause?
12) Com’erano i rapporti con i colleghi?
13) Com’erano i rapporti con i superiori?
14) Avevate rapporti con i dirigenti?
15) C’erano dei rappresentanti sindacali per difendere i diritti dei lavoratori?
16) Quanti giorni di ferie aveva?
17) Era possibile avere dei permessi per seguire la famiglia o i figli?
18) Era possibile ricoprire ruoli diversi o progredire nella carriera?
19) L’azienda curava la formazione del personale? Organizzava corsi di specializzazione?
20) Ha dei brutti ricordi legati al lavoro?
21) Ha assistito ad incidenti sul lavoro?
22) Per quale motivo ha smesso di lavorare presso l’azienda?
