Anno 2006-2007
INTERVISTA AL DOTT. EZIO NAVA
Direttore delle Risorse Umane della divisione confezioni Vestebene – Alba
Alba 18 gennaio 2007
PRESENTAZIONE
Mi chiamo Ezio Nava. Ho due figli. Uno ha 35 anni ed è sposato, l'altro è un ingegnere. Ho 60 anni. Ho lavorato per 40 anni e proprio in questi giorni smetterò, per andare in pensione.
Sono diplomato in Ragioneria a Saluzzo, l'Istituto Tecnico Commerciale.
In seconda e terza media i miei genitori volevano mandarmi in collegio perché non ero il primo della classe e così sono stato in collegio per due anni. Dopo il diploma mi sono iscritto all'Università per laurearmi in Economia e Commercio e nel frattempo facevo altre cose. Ero presidente del Centro Sportivo Italiano, organizzavo diversi tornei di calcio, gare di sci. Facevo atletica.
Ero molto sportivo, ho fatte un po' di cose.
Nel '66 inizia la mia attività al gruppo Sangoben: una fabbrica di cristalli per auto.
Ho iniziato il 14/04/'66 facendo l'impiegato all'ufficio personale. Facevo il conteggio delle ore.
Ogni lavoratore che entrava in azienda bollava al mattino, mezzogiorno e sera.
Non c'era la macchina elettronica, si faceva a mano.
Sono andato avanti per due anni e mezzo. Dopo ho voluto provare una nuova esperienza per cui sono andato al Gruppo Finanziario Tessile, una azienda che oggi non c'è più.
Questa azienda era chiamata “la Fiat” tessile. Volevo però fare un'esperienza in città.
Il 31 dicembre 1969 venni assunto dalla Vestebene: 37 anni e sei mesi di bella favola che ora cerco di raccontarvi.
Sono stato assunto in Miroglio in Via Santa Barbara. All'epoca non c'era ancora lo stabilimento della Calissano che stanno abbattendo in questi giorni. Ho visto la costruzione e ora la distruzione.
Il gruppo Miroglio è suddiviso in 2 gruppi. La Miroglio è un'azienda sola, con a capo i signori Miroglio, ma è divisa nell'ambito delle attività, nel business. La Divisione dei tessuti che partendo dai chips di poliestere origina il tessuto finito, tinto e stampato. A questo punto si inserisce l'attività della Vestebene. La Vestebene progetta, produce e commercializza abbigliamento femminile. In tutti i suoi generi e in tutte le sue diversità.
Ogni divisione è totalmente autonoma: c'è una direzione generale dei tessuti e una direzione generale per la divisione Vestebene-confezioni. Per cui apparteniamo tutti allo stesso gruppo, ma abbiamo direzioni di business differenti, con delle autonomie operative totalmente separate.
Io sono stato per questi anni il Direttore generale della divisione confezioni.
Quello di cui vi parlo è relativo alla divisione abbigliamento Vestebene in Via Santa Barbara.
Per quanto riguarda Strada Tagliata, essa fa parte di un'altra organizzazione, insieme formano il bilancio della società.
Tornando alla Vestebene, che conosco molto bene, nel 1969 era appena iniziata l'industrializzazione.
Alla fine del XIX secolo i signori Miroglio svolgevano la mansione di ambulanti. C'è molta similitudine tra l'attività dei Miroglio e quella dei Ferrero, perché partono entrambi facendo gli ambulanti, vendendo merci nei dintorni della città sia a Cuneo ma soprattutto ad Alba.
I signori Miroglio nel 1900 aprono un piccolo negozio di tessuti nella piazza principale della cittadina piemontese. Negli anni '20 Giuseppe Miroglio, uno dei figli di Carlo, prende in mano le redini dell'azienda di famiglia. Terminati gli studi, nel 1940, i due figli maschi di Giuseppe Miroglio, Carlo e Franco affiancano il padre nell'attività. Nel 1955 Giuseppe Miroglio intuisce la possibilità di estendere l'attività al settore della confezione femminile. -Negli USA- diceva -l'80% delle donne si veste con abiti pronti. In Italia solo il 10%.- Il mercato è quindi libero.
Giuseppe avvia quindi la produzione in serie di abiti, creando la Vestebene, divisione abbigliamento della Miroglio.
Il primo prodotto è una vestaglia in vendita a 1000 lire (1955).
L'ondata di sviluppo della Vestebene subisce una battuta d’arresto a cavallo tra gli anni '60-'70, quando un prodotto non più in linea con il mercato fa perdere quota alle vendite e una struttura organizzativa inefficiente fa lievitare i costi.
Dal '93 c'è la distribuzione soprattutto con i nostri negozi di proprietà, che vanno direttamente sul consumatore
In risposta all'evoluzione delle richieste del mercato che vuole collezioni sempre più aggiornate e trendy, la Vestebene lancia il progetto Retail con i marchi Elena Mirò e Motivi a cui si aggiungeranno negli anni Oltre, Caractère e Fiorella Rubino.
All'inizio dell'industrializzazione, in Via Santa Barbara c'era tutto: magazzini, produzione, progettazione. Pochi anni dopo c'era l'intasamento di Via Santa Barbara e quindi si avvia un decentramento con gli stabilimenti di Roddi, di Cerretto e di Cortemilia.
Nel'70-'75 abbiamo cercato di portare il lavoro più vicino alle persone che lavoravano.
Stabilimenti più piccoli a misura d'uomo. Si doveva stare al passo con quello che era il mercato.
È venuto fuori la necessità di delocalizzare la produzione dell'epoca, ad esempio con gli stabilimenti in Grecia, in Tunisia, in Marocco ed Alessandria d'Egitto.
Tutto questo processo produttivo comportava uno sviluppo commerciale, quindi uscire dai confini dell'Italia, per quanto riguardava la produzione e poi vendere soprattutto nei paesi comunitari dell'Europa
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Abbiamo deciso di creare delle comunità commerciali in Francia, in Germania, in Austria, in Svizzera e in Spagna. Grande sviluppo industriale, come per esempio in Via Santa Barbara, ma con difficoltà a trovare personale. Alba è una città industrializzata, che non presenta disoccupazione rilevante.
Grazie alla presenza di Elena, la moglie del Commendatore, si è costruito un asilo, solo per i figli delle lavoratrici della Vestebene cosicché fossero più vicine ai loro bambini (via Santa Barbara).
I Miroglio sono stati dei precursori in quelle che sono le attività sociali. Negli anni '80 l'asilo si è spostato in Via Crispi.
Gioco-forza della società entrare nell'attività internazionale. Bisogna avvicinare il prodotto al consumatore, perché l'economia, la società e i costumi sono in continua evoluzione. L'evoluzione c'è stata dal '69 al '90. Nel '93 si apre il primo negozio di Motivi per vendere il prodotto sul mercato. Dopo Motivi il marchio Oltre, poi Elena Mirò e Caractére.
Interessante notare all'estero i negozi di Motivi e dire:- Lo fanno nella mia città!- Motivi è presente anche in Cina.
Ho fatto il Direttore delle risorse umane: ho gestito il personale che serviva all'azienda per raggiungere questi risultati, dall'assunzione, alla gestione, al licenziamento. Le industrie non vanno molto lontano se non ci sono gli uomini che le gestiscono.
L'incontro di oggi deve farvi riflettere su che cos'è la risorsa umana nel contesto della società, a che cosa serva e a che cosa sono preposte le persone che svolgono questi compiti. La risorsa umana è importante perché porta l'idea, valori, il valore umano; se manca ciò, la macchina non funziona.
Riguardo alla tecnologia io sono arrivato a 60 anni, ma non so usare il computer, però non mi interessa perché ho sempre cercato il dialogo. Voglio ringraziare la dottoressa Migliassi che ha seguito e segue ancora scuole, lo sviluppo dei giovani, la nostra scuola interna e ha portato con me avanti questi concetti, perché in questi concetti o ci credi o non ha senso nulla.
Sono venuto per spiegarvi cos'è l'azienda. La centralità è sempre l'uomo. Fra 20 anni sarete voi. Tutto è possibile grazie all'uomo e su questo Miroglio è stato bravo.
In 37 anni ho sempre cercato di insegnare questi concetti anche con dei corsi di formazione, nei quali ci credo poco, perché la formazione vuol dire restare in un'aula, perché formazione vuol dire ascoltare gli insegnamenti.
Bisogna però imparare un comportamento, quindi le cose da imparare sono: essere puntuali, l'impegno, il rispetto, ma soprattutto la collaborazione.
Ricordo il 1970 quando ci fu l'alluvione ad Alba che ha toccato anche le zone di Santa Barbara; il Commendatore a tutte le persone che avevano aiutato a spalare l'acqua, regalò la medaglia con due mani incrociate, sulla medaglia c'era scritto: “La collaborazione crea benessere”.
Io ho fatto tante cose, ma soprattutto, con i miei collaboratori ho cercato di far crescere e ragionare le persone che abbiamo assunto.
Devo dire che i risultati ci hanno dato ragione.
La politica che noi abbiamo attuato in Vestebene è sempre stata quella di far crescere le persone. Loro mi prendevano in giro perché io volevo assumere persone al di qua del Tanaro, proprio vicino a Santa Barbara, perché la vicinanza è importante.
Vi ho detto che abbiamo sempre cercato di inserire i giovani e farli maturare. Tanti risultati sono stati ottenuti. Come ho detto prima io sono un uomo di sport, perché è bello il basket, la pallavolo o il calcio? Proprio perché sono giochi di squadra dove lo stare insieme rende ancora più forti.
La trasposizione che ha cercato di far la Vestebene nel contesto lavorativo è stata quello di creare una forte squadra di giovani per farli crescere e renderli affidabili.
Abbiamo cercato di selezionare dei giovani, di far conoscere loro bene l'azienda che avrebbe seguito la loro crescita. Qui do il merito ai miei collaboratori, perché senza di loro non sarei mai arrivato fin qui. Ed ecco di nuovo il gioco di squadra.
Tanti bei risultati e soddisfazioni dai giovani assunti. Ma attenzione: a questi giovani abbiamo sempre chiesto tanta serietà ed impegno di fare.
Concludo dicendo che bisogna credere nei giovani, dare loro delle responsabilità, cioè farli partecipare. La delega è una grande soddisfazione personale per chi la riceve. Bisogna valutare tutto per delegare una persona perché deve essere professionalmente valida. Molti ragazzi non erano convinti della carriera aziendale e hanno deciso di scegliere un'altra strada aprendo da soli delle aziende.
Bisogna aver voglia di fare, di migliorare, di imparare o di giocare in squadra. (es. i ragazzi più grandi devono aiutare i più piccoli e viceversa). Non stancatevi di aver voglia di imparare e per aver voglia di imparare dovete essere curiosi positivamente, non curiosi pettegoli perché ci sono due curiosità: la curiosità per apprendere e la curiosità per spettegolare.
Cercate di avere cultura perché purtroppo non si compra, bisogna costruirsela.
Oggi vi ho raccontato delle cose che potrebbero servirvi come bagaglio professionale.
Un popolo senza cultura e senza valori è poca cosa nel contesto mondiale della società.
Questa è la conclusione del mio intervento che giunge al termine della mia carriera professionale.
DOMANDE
1- Per quante ore lavora al giorno in media?
Dalle nove alle dieci ore.
2- C'era eventualmente una propensione ad assumere un lavoratore anziché una lavoratrice?
La Vestebene fa abbigliamento femminile quindi la propensione è naturale. In Vestebene si assumono prevalentemente donne. È una regola, perché è un dato di fatto e la donna è più sensibile al gusto, all'eleganza e all'operatività manuale. Le donne sono circa il 70%.
3- Le è mai capitato di dover licenziare qualche dipendente? Se sì per quale motivo? Quali sono state le reazioni del sindacato?
Sì, ed è la cosa più spiacevole anche se purtroppo bisogna farlo, certe volte per problemi disciplinari. Il sindacato ha fatto la sua parte, perché noi abbiamo fatto la nostra. Devo dire che abbiamo cercato di fare meno licenziamenti all'interno dell'organizzazione generale, anche se poi abbiamo dovuto farli, ma abbiamo sempre cercato un'intesa con il sindacato.
4- Le è mai capitato di dover gestire situazioni delicate come scioperi o proteste dei lavoratori?
Quando vi parlavo del '69 e '70 erano gli anni “del tutto subito” e quindi erano anni di forte lotta sindacale. Tante volte mi sono dovuto svegliare alle tre e mezza del mattino per andare sui cancelli affinché non succedessero lotte e disastri, situazioni poco piacevoli.
5- Tutti i lavoratori hanno avuto la possibilità di avanzare nella loro carriera?
Qui mi ricollego a quello che ho detto prima. Abbiamo assunto molta gente. Alcune persone hanno avuto uno sviluppo monotono durante la propria carriera. Altri hanno avuto dei buoni sviluppi.
6- L'azienda prevede degli incentivi per i lavoratori che si distinguono per impegno e capacità?
Sì, le persone che sono meritevoli hanno degli incentivi che possono essere di avanzamento in carriera oppure dei premi.
7- Quali cambiamenti ci sono stati nel corso del tempo riguardo ai diversi ruoli lavorativi? Oggi ci sono più o meno impiegati o ruoli direttivi?
È chiaro che avendo vissuto 40 anni di lavoro i ruoli sono cambiati e quindi ad Alba abbiamo tenuto in Santa Barbara le figure più importanti come stilisti, ricercatori di tessuto, programmatori, mentre gli operai sono stati mandati a lavorare all'estero.
8- Durante i cambi generazionali, è stato difficile da parte sua gestire i rapporti con la famiglia Miroglio?
Direi proprio di no, perché come vi dicevo prima la famiglia Miroglio è sempre stata molto attenta all'uomo. Per esempio prima di me hanno parlato del Commendatore che era una persona che gratificava; la signora Elena che ha costruito l'asilo Miroglio e pensate quanti bambini in 40 anni sono entrati ed usciti da quell'asilo; con i ragionieri Carlo e Franco il rapporto è sempre stato ottimo, perché sono sempre stati molto attenti; con questa nuova generazione di Miroglio mi trovo molto bene anche perché io li vedo come miei figli umili, attenti ed operano nel contesto cittadino.
9- Sicuramente ha avuto modo di conoscere persone importanti in visita agli stabilimenti. Ci può raccontare qual è stato l'incontro che ricorda più volentieri?
È una domanda alla quale è difficile rispondere. Di persone ne ho conosciute tante; ci siamo però sempre un po' defilati da questi incontri quindi non ricordo casi particolari. Nulla ha colpito in modo particolare perché il nostro obiettivo è la produttività quindi queste visite portavano solo via del tempo.
10- Abbiamo letto che l'azienda ha iniziato negli anni '70 una delocalizzazione della produzione verso paesi in cui la manodopera ha un costo inferiore. Quali conseguenze ha comportato questa scelta per i lavoratori? Si è creato malcontento?
Questo è stato un passaggio complesso, non difficile ma complesso. Devo dire che siamo riusciti a gestire con molta attenzione. È evidente che questo tipo di attività ha comportato gioco-forza, a volte delle chiusure degli stabilimenti. Qualche volta queste chiusure hanno permesso l'adattamento dei lavoratori in altri settori. C'è stato molto malcontento però abbiamo cercato di gestire usando gli ammortizzatori sociali che sono la mobilità e quant'altro.
11- L'azienda si sta espandendo sempre più nei mercati orientali (Cina, India). Questa scelta non rischia di danneggiare l'italianità del prodotto?
Direi di no perché la cosa importante è che ad Alba rimane la testa pensante e la progettazione del prodotto, quindi è solo un problema di approvvigionamento. Purtroppo devi stare alle regole economiche e generali. L'italianità si ha nella progettazione del prodotto, nella commercializzazione del prodotto e nella gestione della società. Sicuramente ci sono dei cambiamenti cioè dal 1970 ad oggi sono cambiate tante cose.
12- Alcuni paesi dell'Est (Romania, Bulgaria) sono entrati ora a far parte dell'Europa. Voi qui siete già presenti. Ad esempio c'è la divisione Giorgetti in Bulgaria. Ma in questi paesi c'è stato un problema di formazione dei lavoratori? E come è stato affrontato?
I paesi dove esportiamo le industrie sono sottosviluppati e non hanno partecipato all'industrializzazione; sono diversi per religione, cultura, storia, società, operatività ed è evidente che ci sono grossi problemi di formazione, ma si riesce ad ovviare. Lo stesso problema si ha invece in Egitto, Tunisia, Marocco perché sono differenti paesi rispetto ai nostri, ma con il tempo si riescono ad ottenere gli stessi risultati
13- In questi paesi il sistema produttivo che avete adottato è diverso da quello che avete in Italia?
Non ci sono differenze tra i sistemi produttivi. Sicuramente si è fatta fatica nell'addestramento e nella formazione, ma i risultati sono uguali e quindi identiche procedure e sistemi.
14- La clientela di questi paesi ha esigenze diverse rispetto alla nostra? Essa è più interessata ad avere un prodotto di qualità o un prodotto a basso costo?
Le problematiche commerciali ed economiche sono pressochè uguali. Con la Vestebene riusciamo a ricoprire tutto il ventaglio di prodotti. Si può dire che oggi il mercato russo richiede di più un prodotto qualificato, ma usano un prodotto a minor prezzo.
15- Il magazzino capi di Pollenzo presenta un elevato livello di automazione che si è recentemente completato con l'introduzione della tecnologia vocale. Gli operatori, sia dipendenti sia interinali, come si sono adattati a questo nuovo sistema?
Avevamo dimenticato di parlare del “gioiellino” della Vestebene nel senso che non abbiamo parlato dei magazzini. Il magazzino di Pollenzo è davvero la perla dell'attività perché un magazzino molto avanzato. Tenete presente che nel magazzino di Pollenzo viaggiano 25 milioni/30 milioni di abiti. Questo perché entra tutto ed esce tutto. Il prodotto della Vestebene non è un prodotto studiato, venduto, lavorato e spedito, cioè è un prodotto che ha una vita in media abbastanza lunga. All'inizio della primavera 2007 i nostri stilisti incominceranno a progettare le collezioni che verranno vendute tra un anno. Vuol dire che il tempo che intercorre tra la fine della progettazione del prodotto e la spedizione in magazzino prevede una permanenza di circa 3-4 mesi. Quindi questi milioni di capi devono essere tutti sistemati, devono essere stoccati con una grande monorotaia che è di circa cinquanta chilometri tutti divisi in sette capannoni perché se per esempio brucia un magazzino deve subito chiudere e il suo lavoro verrebbe affidato agli altri. Un bel giorno gli operai stavano facendo un lavoro all'ultimo piano e la Calissano prese fuoco. Fu un incendio enorme. Diverso è il magazzino della Paul 6 che era il magazzino della Motivi, un prodotto Motivi velocissimo. Si studia il primo gennaio e al 15 gennaio è già progettato e al 30 gennaio è già nei negozi.
16- Per concludere, quali sono le prospettive di sviluppo dell'azienda?
La Vestebene è una azienda che è sempre andata in progressione di produzione, progettazione, ma soprattutto in cifra economica. Oggi abbiamo 1932 punti di vendita ed abbiamo una progressione che negli ultimi anni è salita molto. Tutto quindi si svolge positivamente e pensiamo che possa continuare così.
